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CAMPO DI SPINA

 

Il luogo, nominato "Campo di Spine" o di "Spina", rientra nella perimetrazione della rete Natura 2000 e del S.I.C. del Parco Regionale del Partenio denominato "Dorsale dei Monti del Partenio". In questo piccolo altipiano di montagna ove si congiungono varie mulattiere provenienti dalla località Vetreria di Monteforte, sono presenti gli antichi percorsi utilizzati anche dai pellegrini, nel Medio Evo, che partono da Mugnano e Quadrelle, attraversano l'area del Litto e raggiungono il Santuario di Montevergine.

 

 

L'importanza strategica del piano Campo di Spina si è sviluppata per vari secoli principalmente per il commercio della neve, infatti, il pianoro era il naturale raccordo tra il superiore e più vasto altipiano di Campo Maggiore ed i sottostanti abitati di Mugnano, Quadrelle e Monteforte prossimi alla pianura nolana.

Ai limiti della piana di Campo di Spina si descrivono, su una pianta locale del tardo ottocento, redatta dal perito Mirenghi, almeno sette neviere ad oggi ancora visibili. Le neviere presenti sui monti del Partenio erano di due tipologie: quelle ubicate nei pressi del comune di Monteforte Irpino e quelle realizzate sul campo Maggiore di Montevergine. Le prime erano costruite, con un muro di tufo o di pietra calcare che serviva a contrastare la spinta proveniente dal terreno circostante. Mentre, quando esistente, la copertura era formata da coppi e tegole di laterizio, solitamente a doppio spiovente, sostenuta da strutture in legno, con una piccola apertura laterale a livello di campagna chiusa da una porta in legno che serviva a coibentare la camera interna. Le seconde, invece, erano enormi fossati ricoperti di fogliame e protetti dai raggi solari, attraverso le chiome degli alberi posti sul perimetro della fossa. Il territorio che ebbe un importanza particolare per il commercio della neve, negli ultimi decenni dell'ottocento, soprattutto con la città di Napoli che consumava la quasi totalità della produzione di ghiaccio, fu quello dei monti del Partenio, che comprendeva i comuni di Avella, Mugnano del Cardinale, Summonte, Ospedaletto e Mercogliano.

 

 

Un uomo il cui nome rimarrà segnato in maniera indelebile nella memoria storica delle genti del territorio fù don Santo Bellusci.

Costui, utilizzando i suoi metodi innovativi anche per la gestione delle maestranze, riuscì a preservare per un lungo periodo migliaia di persone dalla grave crisi economica e dalla piaga dell'emigrazione che dopo l'unità d'Italia era assai diffusa nel territorio Irpino. Il Bellusci rese carrozzabile anche il tratto più antico, che dall'area di Avella, Quadrelle e Mugnano del Cardinale attraversa l'area montuosa del Litto per giungere al Campo Maggiore di Montevergine, le antiche vie della neve, sorte fin da epoca medievale, tra cui il nostro sentiero del Cerreta.

Ancora oggi sia il percorso che parte dalla zona Vetriera di Monteforte nonché quello che inizia da Mugnano e Quadrelle e passa per il Litto, si congiungono nei pressi di Campo di Spina per poi giungere a Campo Maggiore di Montevergine. Questi percorsi vengono attualmente denominati dalla popolazione locale come le vie delle trainelle. Negli ultimi anni dell'ottocento, la concomitanza di vari eventi negativi, tra i quali il flagello del colera nella città di Napoli, la grave crisi economica che colpì l'Italia meridionale post-unitaria e l'affermarsi delle nuove tecnologie del freddo per la produzione dei prodotti congelati, decretò la definitiva scomparsa del "ghiaccio naturale" e conseguentemente quella delle neviere.

 


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